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ALEPH: Astronomy Precision Instruments & Technologies |
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Sui vetri |
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Un nuovo strumento prende vita passando una discreta trafila: mette in gioco diverse expertise e competenze, e, sopratutto in giorni come questi in cui l'offerta è tanto interessante quanto ridondante, non è facile vedere venir fuori uno strumento realmente “emergente”.
Le discussioni "in giro" sono molto intense: da un lato non si va molto oltre uno scambio di dati ,termini e caratteristiche da depliant publicitari, dall'altro non è raro vedere riportare affermazioni molto generiche su sistemi di un certo impegno, e non poche sono vere e proprie leggende urbane...
Forse riguardo la terminologia tecnica può essere interessante
spendere qualche nota . Quel che si nota a prima vista è, l'occorrenza di termini quali “ED”, “semiapo” fuor di contesto: si usano termini nati per descrivere e confrontare materiali, comportamenti e per condensare e significare... qualcos'altro.
Per quanto riguarda strumenti di un certo impegno e comunque per cui si vuole attestare un certo livello qualitativo, le case più serie si distinguono per il rilascio di data sheet completi delle “condizioni al contorno” in cui si tengono le verifiche sul pezzo.
L'uso di vetri ED è noto da secoli: ipotizzato (e inseguito) dai tecnologi dal XIX sec., è una sorta di panacea e di pietra filosofale che molto ha permesso e grazie a cui ancor di più si pensava si potesse ottenere. Vetri ED sono entrati nell'uso degli amatori in linea di massima a partire dagli anni '60, con i piccoli obiettivi Takahashi che già nei diametri 50mm costavano cifre elevate (e che erano comunque allineati con i diametri degli strumenti allora diffusi fra gli amatori...).
Gli indici di rifrazione dei vetri da ottica sui cataloghi sono nominali. Ovvero: chi acquista vetro da ottica fa la scelta sul catalogo, ma il vetro che verrà fisicamente consegnato avrà caratteristiche lievemente differenti da quelle sulla carta; per i disegni usuali non è un problema, ed è procedura normale modificarli seguendo i valori reali che vengono forniti dal produttore per ogni singolo batch, e rendono possibile costruzione in serie vista l'omogeneità delle singole fusioni dei vetri più comuni. Più critica è la situazione per i vetri speciali, impiegati in sistenmi da cui si vuole estrarre pretsazioni di rilievo e montati in schemi ottici più complessi (in cui le tolleranze sono più strette rispetto a schemi classici e relativamente toleranti come, per es., un doppietto Fraunhofer). Da centinaia di anni si cerca di produrre vetri con caratteristiche ad hoc; fra l'altro, l'ottimismo degli anni '50 si è affievolito, e in questo periodo in cui la tecnologia dei materiali avanza a pieno regime, la ricerca (fervente) sta producendo risultati di rilievo, ma a costi elevati, in ritardo sui tempi paventati in passato, e con il delineamento di limiti che l'atuale tecnologia non sembra potrà presto superare. Ci sono proprio difficoltà tecnologiche, legate anche alla pura pratica di forno: in sintesi: i vetri speciali sono relativamente reattivi, inomogenei, presentano imperfezioni. Se anche i vetri standard presentano problematiche analoghe, i vetri speciali e anomali che sono stati introdotti nel mercato civile dagli anni 50/60 presentano aspetti di costo, dominanti cromatiche, stabilità, inomogeneità di una certa consistenza.
Proseguendo: i vetri su catalogo vengono "chiamati" per nome utilizzando i valori rappresentativi di indice e dispersione. Poi tali valori vengono "spulciati" sul catalogo leggendone versioni dettagliate e "più precise" sul catalogo stesso. Da qui parte kil lavoro dei progettisti che si basano sui valori degli indici forniti con precisione spinta alla quinta cifra decimale. Una volta ordinato, il blank viene fornito con una data sheet che riporta i valori del singolo batch rilevati fisicamente allo spettrorifrattometro, e con questi si effettua una sintonia fine del disegno ottico.
Se un lavoro del genere è normale procedura per strumenti "standard", quando si esplorano possibilità più sottili e si vuole spremere lo spremibile da una serie di vetri disponibili o da un disegno, le tolleranze diventano strettissime, e arrivano a superare i vincoli delle letture allo spettrofotometro.
Il punto è che la tecnologia da un lato non permette di determinare il valore degli indici oltre il 5° posto decimale, e, sopratutto per i vetri meno usuali, l'indice stesso arriva a variare non solo da una fusione all''altra, ma addirittura nella stessa fusione e per vetri particolari... anche fra i margini di un singolo blank.
Un iperapocromatico su cinque lunghezze d'onda è più un esercizio (complesso) di stile che una necessità irrinunciabile, ma è interessante notare che ancora la tecnologia ottica ha ambiti "alchemici" legati a materiali la cui produzione non è totalmente dominata.
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