|
|
Le superfici ottiche
piane: un primer su flats, secondari ellittici, diagonali:
Excerpt:
"Tolerances are for those who can’t get it right " (Chief Opticalman
Earl Osborn)
Abstract:
Le superfici ottiche piane presenti nei telescopi Newtoniani e fra
gli accessori più diffusi: sono parti che presentano alcuni aspetti
critici, da considerare "cum granum salis": alcune osservazioni al
riguardo.
Intro:
I diagonali sono una componente di larga diffusione, in campo
amatoriale: sono impiegati nei tubi ottici Newtoniani , per ragioni
pratiche e di comodità come accessori sui tubi ottici Cassegrain (e
derivati) e sui rifrattori...
Sviluppo tecnologico, economia di scala e disponibilità degli utenti
hanno fatto affacciare di recente diversi modelli e diverse opzioni:
se la meccanica e l'housing restano fondamentalmente gli stessi (con
le comodità degli anelli di serraggio e dei migliori livelli di
finitura oggi offerti), qualche novità ed eterogeneità sono dovute
alla presenza di molti produttori, di molti modelli e di numerose
scelte progettuali / in sede d'esecuzione.
In effetti aldilà dei (legittimi) entusiasmi per questi gadget di
ultima generazione, ci sono pochi punti che vale peròla pena di
considerare per scegliere l'esemplare più adatto: non sempre il più
recente o costoso coincide con l'esemplare più adatto o meglio
performante.
Theme:
La Precisione - Supporto - I problemi al bordo - Forma - Coating -
gli Usi
La precisione:
Il primo, fondante punto da ricordare è che i diagonali vengono in
genere utilizzati con orientamento altro rispetto all'incidenza
normale: non sono "messi di piatto", ma sottendono un angolo
(intendo ovviam., quello tipico di 45°) rispetto all'asse ottico
proprio per il loro scopo (ridirigere il fascio ottico, senza
intervenire con un potere ottico proprio: i flat sono otticamente
neutri).
E l'inclinazione comporta che la qualità dichiarata dell'ottica vada
inserita nel contesto: un flat corretto a meno di un certo valore X
(sia P-V, RMS, testato con uno o altro dei sistemi e criteri
disponibili) quando è inclinato di 45° impone al fronte d'ottica
incidente un cammino tale che riduce tale valore di un fattore pari
a sqrt(2) = 1.4 ca.
Qualitativamente, potremo dire che il fonte d'onda incidente
incontra gli eventuali difetti della superficie "di sbiego", e
percorre anch'essi con inclinazione di 45°: ad esempio: uno
"scalino" sulla superficie profondo 50 nanometri viene "visto lungo"
70 nanometri ca dal fronte d'onda; una volta riflesso, ancora il
fornte deve percorrere 70 nanometri prima di potersi confrontare con
la porzione dello stesso fronte d'onda riflesso dalla vicina
superficie considerata perfetta: le due porzioni di fronte d'onda
differiranno di 140 nanometri, lì dove la differenza sarebbe stata
di 100 nanometri per uno specchio disposto normalmente alla
direzione di propagazione (come possiamo pensare essere il caso
degli specchi primari).
In sintesi: se uno specchio piano è dichiarato lavorato con
precisione a meno di un valore X, tale valore va diviso per 1.4 per
avere la misura reale della deformazione del fronte d'onda
introdotto.
Ancora in sintesi, se abbiamo un newtoniano con primario corretto a
meno di 1/X sul fronte d'onda, il secondario deve essere corretto a
meno di 1/ (X x 1.4) per non essere esso stesso l'anello debole del
treno ottico e perchè mantenga congruuenza con la qualità del fronte
d'onda fornito dal primario.
Ecco quindi che se il primario è corretto a 1/5 di lambda sul fronte
d'onda P-V (valore tipico per un buon newtoniano commerciale) il
secondario deve esserlo a meno di 1/7 : se anche il secondario fosse
lavorato "a 1/5" la correzione risultante sulla superficie focale
sarebbe solo di 1/3.5: il criterio di Rayeigh (che è un buon
riferimento per strumenti amatoriali e applicazioni standard) non
sarebbe soddisfatto, nonostante i valori di 1/5 dichiarati avrebbero
fatto presumere sulla carta di essere nelle tolleranze, e
addirittura con un abbondante margine del 25% !
Il supporto:
I flat sono notori per essere oggetti "ostici" e recalcitranti: il
discorso per batches produttivi importanti è un po' diverso, ma
anche le procedure ben lo sono; nella produzione di pochi pezzi un
primario (sferico o asferico) può sempre essere rifigurato e
ritoccato con variazioni della focale che in buona parte dei casi
sono tollerate e fisiologiche (nei Newton è normale accettare
variazioni sulla focale nominale entro alcuni punti percentuali se
questo permette di avere una figura meglio corretta); un flat lo si
può analogamente pensare come una superficie sferica a RoC infinito,
ovvero curvatura pari a 0; ma tale valore deve essere = 0
esattamente: non ci sono valori di tolleranza entro cui è possibile
muoversi: un secondario piano che manifesti un accenno di curvatura
distrugge il fronte d'onda introducendo astigmatismo.
"Tolerances are for those who can’t get it right "
(Chief Opticalman Earl Osborn)
Il problema di base e è che i materiali impiegati nelle produzioni
di serie (Borofloat, Plate glass, Borosilicati, BK7 di scelta
secondaria) hanno caratteristiche tecnologiche non sempre adeguate:
Il BK7, spesso advocato quale materiale di pregio, ha comportamento
termico del tutto analogo a quelli dei borosilicati generici, fra
cui il Plate Glass; il Borofloat ha ottime caratteristiche
tecnologiche in termini di omogenia (grazie al tipo di trafila
produttiva), ma non eccellenti in termini assoluti.
In sintesi, se per secondari di dimensioni medie e piccole e per
strumenti economici i materiali indicati possono essere una scelta
adeguata quando confrontata con l'assieme dello strumento, c'è da
considerare la risposta dei materiali alla lavorazione e alle
variazioni termiche:
coefficienti di dilatazione termica
|
materiale |
coeff. dilatazione termica |
|
BK7 |
7.5 x10-6mm/K |
|
Suprax |
4.3x10-6mm/K |
|
Pyrex 7740 |
3.25x10-6mm/K |
|
Fused Silica |
0.54x10-6mm/k |
|
Borofloat |
3.25x10-6mm/K |
|
Fluorite |
18.85 x 10-6mm/k |
|
Zerodur |
>0.02
x 10-6mm/k |
Le ottiche concave o convesse presentano il problema dello spessore
non costante:, fattore non presente nei flat, dove però sono
comunque presenti gli effetti di bordo (la "rottura" nel substrato,
nel senso che ai bordi il vetro... finisce, causa deformazioni il
cui recupero non è immediato), le sollecitazioni e i rilasci di
tensione dovute al fissaggio (rigido o semirigido che sia) sui
sistemi di lavorazione, le sollecitazioni dovute ai trattamenti di
coating; sui flat per Newtoniani si aggiunge la necessità del taglio
con profilo ellittico...
Consideriamo alcuni di questi punti:
Durante la lavorazione l'attrito fra substrato e utensile instaurar
un gradiente termico; la soluzione lucidante ridistribuisce il
calore, ma il contatto costante con la patina rende il trasporto
meno efficiente, da cui:
- il plate glass invariabilmente, se testato subito dopo essere
stato sollevato dalla stazione di lucidatura evidenzia irregolarità
e instabilità del profilo: un flat da 4" in lavorazione è
tipicamente testabile con buona attendibilità non prima di un 15ina
di minuti. Durante questo periodo il flat cambia forma "real time
- vetri scartati dalla trafila delle ottiche rifrattive vengono
spesso impiegati per ottiche riflettive minori (anche se molto meno
che in passato) per la presenza di strie e bubbles: ma proprio le
strie sono indici di variazioni importanti in pasta, e indicano che
il pezzo in questione sia anisomorfo nella risposta alle
sollecitazioni meccaniche e termiche: tipicamente, questi pezzi
sviluppano astigmatismo, e l'eventuale taglio evidenzia o
ingigantisce il problema; resta il punto riguardo l'uso di BK7 o dei
supporti analoghi per piani di dimensioni importanti (oltre i 50mm
sarebbe insomma preferibile materiale più pregiato).
- substrati in Pyrex sono figurabili e testabili in intervalli di
tempo ben più accettabili, e il discorso non si pone nel caso di
superfici da 8" e oltre, specie se di spessori medio-grandi (1/10 -
1/6 del diametro): su stand di prova l'ottica deve sicuramente
stabilizzarsi, ma pezzi in 7740 nativamente previsti per l'uso in
ottica hanno specifiche che li rendono quanto meno omogenei e di
attendibile comportamento: nei pezzi costruiti singolarmente, un
bravo maestro d'ottica può testare uno specchio tipo anche quando
non perfettamente stabilizzato e individuare le correzioni da
apportare. Nelle produzioni in piccola emedia serie il 7740 è
probailmente il vetro iù remunerativo, che assicura con sborso
accettabile omogenia e buon livello dei pezzi.
- Un substrato in Zerodur richiede tempi più lunghi per la
lavorazione (il materiale è duro), ma virtualmente non va incontro a
cambi di foggia, e si tratta di materiale ideato e prodotto
all'uopo: sessioni più lunghe sono il prezzo da pagare per la
resistenza all'azione del lucidante, che però consente anche di
calibrare la figura in modo più preciso; un flat di qualità da 10"
può costare quanto un'utilitaria, ma davvero un bravo ottico può
figurare il pezzo con una precisione praticamente arbitraria. Questo
materiale è per questo impiegato in sistemi professionali e per
applicazioni militari/governative.
- Materiali quali il Fused Silica (quarzo fuso, quarzo amorfo) hanno
pure caratteristiche tecnologiche di pregio.
- Parliamo di substrati monolitici di dimensioni piccole e medie,
tralasciando gli specchi cellulari (o in lega) per i quali il
materiale viene in fin dei conti scelto e ingegnerizzato (progetto
del supporto) "on the sample".
Non sempre il materiale con il minor coefficiente di espansione
termico è di per sè il migliore.
Sicuramente lo è in fase di costruzione: un substrato stabile
richiede meno tempi di lavorazione a parità di livello di
correzione, assicura caratteristiche omogenee, facilita la
pianificazione e la lavorazione, consente di ottenere batch
produttivi omogenei, con piccole variazioni fra esemplari
nominalmente identici e con necessità di intervento ridotte al
minimo sui singoli pezzi.
Materiali meno nobili sono però accettabili lì dove il costo è da
considerare, e dove un costruttore può accettare un materiale più
nervoso in fase di figurazione (con necessità di più sessioni di
figurazione) per avvantaggiarsi del fatto che tali materiali hanno
minore inerzia termica e, per specchi medi e grandi, possono
presentare vantaggi negli strumenti amatoriali (in cui il deleterio
gradiente termico in fase di utilizzao è dovuto più al mettere
dentro e fuori dal riparo il telescopio che non dalle variazioni di
temperatura nel corso della notte: un primario in vetro sottile da
20" spesso 1/10 si livella termicamente in un paio d'ore, lì dove
un'analoga ottica in Pyrex 7740 spessore 1/6 può faticare a
raggiungere l'equilibrio termico; viceversa, per sistemi
professionali, la temperatura in camera è mantenuta a quella
prevsita per le sessioni osservative della notee, e le ottiche in
vetro a bassa dilatazione sono pronte in tempo zero all'apertura
della cupola).
Vanno quindi considerate anche le necessità in luogo d'uso
(strumento per alta risoluzione/strumento trasportabile) e le scelte
costruttive (primario a profilo calibrato, uso di ventole di
raffreddamento).
In sintesi. per strumenti amatoriali su cui si può spendere tempo in
fase di costruzione ottica e calibrazione, ottiche in plate glass
sono pienamente utilizzabili.
Ma i flat e i secondari newtoniani ancora una volta si tengono in
disparte: il taglio è l'evento critico che facilmente (prassi più
che caso) può rovinarne la figura, con una maggiore incidenza per i
substrati meno nobili.
I problemi al bordo:
Lucidatura e figurazione sono processi quasi "esoterici" (di tipo
fisico-chimico: lo steso processo di lucidatura non è pienemente
compreso ad oggi e viene ascritto a ridistribuzione di materiale più
che a sua rimozione).
In mancanza di omogenìa del substrato, lì dove la c'è un "intoppo"
si riscontra un problema.
L'ideale per poter arrivare a ridosso di una superficie perfetta
sarebbe una lavorazione lenta con diversi utensili (per assicurare
omogenìa nel processo stesso) e un substrato omogeneo (che presenti
resistenza identica su tutta la superficie).
Dove questo non può inevitabilmente aversi è... al bordo; e qui si
annidano i problemi residui anche delle lavorazioni più attente.
Il gradiente di materiale e la maggior frequenza di fasi alternate
"umide-esposte" comporta una sollecitazione meccanica e termica e il
rilascio di tensioni interne non equilibrate da materiale al
contorno.
Il fenomeno va sotto il nome di Effetto Twymann (segnatamente, per
la parte relativa alle tensioni interne non equilibrate), e il
risultato finale è tipicamente il famoso TDE (turned down edge:
bordo ribattuto).
La Forma:
Il contributo al TDE dovuto a gradienti termici è più elevato con i
substrati meno nobili e baria con una certa linearità con il
protrarsi del processo di lavorazione: quindi, le ottiche in plate
glass presentano TDE più esteso e di rimozione più difficile; per
disdetta il TDE ha peso più elevato nelle ottiche con rapporto
focale più veloce che (necessitano di lavorazioni più lunghe).
Panacee "immediate" sono la mascheratura del difetto (la
diaframmatura dell'ottica) o la separazione fisica della porzione
difettata (taglio).
Il taglio è comunque necessario o desiderabile nel caso di flat
destinati ad ottiche Newton, per avere in proiezione un'ostruzione
ridotta e una figura di diffrazione a simmetria circolare.
Ma il taglio stesso è potenziale fonte di problemi: se la rimozione
di frazioni di mm di substrato durante la lucidatura causa effetto
Twymann, va da sè che la rimozione di porzione della lastra di vetro
fa venire a mancare quello che è un vero e proprio "muro portante";
è frequente la deformazione a seguire il taglio dei secondari
ellittici e la presenza di difetti di bordo in prossimità del loro
bordo più sottile.
Per questo, se la lavorazione a livello amatoriale dei secondari
prevede il taglio come ultima operazione (dopo che la superficie del
flat è "finita"), nelle procedure ortodosse di laboratorio c'è una
prevalenza netta della lavorazione dei secondari successivamente al
loro taglio in foggia ellittica; non mancano effetti di bordo in
ogni caso.
In sintesi il bordo rappresenta un punto di rottura delle proprietà
del substrato (non foss'altro perchè il substrato stesso... ivi
cessa), e c'è un concorso dovuto a parametri fisici interni,
inomogenie residue del materiale, risposta alla lavorazione... che
portano a deformazioni apprezzabili, fino a distruggere la figura
stessa.
Per substrati meno curati, un flat circolare di buona figura piana,
ma con residue tensioni interne, al momento del taglio nella foggia
ellittica (con simmetria quindi non circolare) è frequente il
cosiddetto "popping": la superficie diventa moderatamente curva (al
ragionamento "fino": spesso con raggi di curvatura differenti
secondo differenti direttrici) e lo specchio introdurrà quello che
subito si evidenzia come astigmatismo.
Il coating:
In sintesi, i flats sono ostici lì dove se ne vogliano di buona e
affidabile qualità: bisogna considerare con attenzione il livello di
finitura superficiale, il substrato, la trafila produttiva, la
destinazione d'uso...
E ora aggiungiamo: anche il tipo di coating... che è "l'ultima parte
" cui star dietro prima di vedere uscire l'ottica e di poterla
montare nel suo case.
Oggi la tecnologia consente anche agli amatori l'accesso a ottiche
con trattamenti sofisticati, fino a pochi anni fa ancora non messi a
punto e comunque riservati a strumenti d'elezione .
I trattamenti standard (e ancora oggi i più diffusi) si appoggiano a
depositi metallici in alto vuoto: alluminio, argento (che nel
deposito da bagno chimico ha aperto all'uso del substrato in vetro:
qui ci riferiamo la deposizione in vuoto) o altri metalli (oro,
...).
Come panoramica di massima per la casistica a noi più vicina:
L'alluminatura viene protetta con un successivo deposito di Ossido
di Silice che la protegge dai reagenti atmosferici; per guadagnare
pochi punti sui valori della riflettanza (e per ragioni di costo
sulle ottiche più economiche) a volte si glissa sulla protezione.
L'argento va assolutamente protetto, pena il decadimento del
trattamento e della qualità della superficie (tende ad alterarsi per
esfoliazione, lì dove già in origine ha caratteristiche di
microruogosità inferiori a quelle dell'alluminatura).
I valori di riflettanza integrati sull'intervallo del visibile sono
di circa l'82% per l'alluminatura (protetta SiO2, a regime) e del
91% per l'argentatura.
Ma negli ultimi anni i processi in alto vuoto hanno conosciuto un
balzo in avanti nelle possibilità e nella applicazioni consumer/prosumer;
ai depositi metallici si sono affiancati quelli dielettrici.
Per quest'ultimi le prime applicazioni si sono viste per i filtri
interferenziali: per tramite di uno stack di depositi dielettrici si
ottiene isolamento o "passing" di porzioni ben definite dello
spettro (inizialmente per limitare l'ingresso delle bande in cui
emettono le luci urbane,; a seguire altre versioni per meglio
isolare le emissioni di specifiche classi di oggetti).
Oggi analogo concetto viene impiegato per la realizzazione di stack
dielettrici che, inversamente, e sempre per interferenza, sono
calibrati per permettere una riflettanza a ridosso dei valori
ideali.
Quel che non dobbiamo dimenticare, è che anche in questi casi c'è da
fare riferimento alle inclinazioni del substrato; non per le
necessarie più strette tolleranze ottiche (il cui discorso vale
comunque sempre: la correzione ottica è a carico della qualiità di
lavorazione del substrato) ma perchè i depositi interferenziali, a
differenza dei metallici, hanno scarsa tolleranza quando si
inclinano le superfici rispetto alle condizioni di disegno, con una
caduta sensibile della riflettanza per angoli già di pochi gradi: è
da ricordare come già per i filtri interferenziali si riconosca una
caduta nell'efficienza su strumenti scollimati o anche semplicemente
con rapporti focali "veloci" (a f/4, la porzione distale del cono di
luce convergente incide con angolo altro che quello diretto come la
normale).
Alcuni accorgimenti (stack olto ampi) consentono una buona
tolleranza, ma il problema permane, anche perchè il numero di strato
di un trattamento tipo è già di per sè numeroso, e aumentarne il
numero fa lievitare i prezzi e la sollecitazione del substrato.
E ancora parliamo di quest'ultima: il processo viene reiterato
diverse volte (i pacchetti contano tipicamente una 60ina di strati),
a temperature sensibilmente più elevate rispetto a quelle impiegate
nei trattamenti metallici; il substrato viene quindi sollecitato
termicamente di più e più a lungo.
Va da sè che i puristi dell'alta risoluzione, per i quali il
diagonale è una chiave di volta, tendono a preferire coatings
metallici; i coating dielettrici restano di preferenza di chi deve
spremere fotoni dal proprio strumento, e si avvantaggia dei
trattamenti più moderni nell'osservazione degli oggetti deboli .
Una curiosità sta nel fatto che nel passare ai diagonali dielettrici
si rivendichino prestazioni mirabolanti rispetto a quelle dei
modelli metallici; ma la cosa fa pensare: in fin dei conti pochi
punti percentuali in più difficilmente possono essere così evidenti;
non dimentichiamo poi che i trattamenti dielettrici attuali sono
ottimizzati per una certa banda, e che hanno un calo d'efficienza
non del tutto trascurabile ai suoi fianchi: come dire: si riflette
di più, ma per intervalli spettrali più stretti.
Altro punto: i diagonali aluminum enhanced sono esemplari di recente
introdotti anche se tecnologicamente contano già anni di presenza:;
sono molto interessanti: portano ai vertici le possibilità dei
trattamenti metallici (92% riflettanza, con una risposta vitualmente
piatta in frequenza), non vengono sottoposti a sollecitazioni
termiche importanti, e distano pochi punti percentuali dal massimo
valore di riflettanza fornito dagli esemplari dielettrici.
In conclusione, i dielettrici a conti fatti non sono un must per
quanto viene spesso ricordato (riflettanza): il reale vantaggio dei
sistemi dielettrici (e qui davvero non hanno molti concorrenti) è
nella robustezza e durata del trattamento (virtualmente illimitata).
se impiegati "da soli" hanno poca ragione se scelti solo per la
riflettanza: riassumiamo che questa è del 98.9% nel massimo, che
dipende in modo sensibile dall'orientazione dell'ottica (ottiche
inclinate devono avere un trattamento progettato diversamente da
quello per le ottiche orientate normalmente alla direttrice di
propogazione del fascio ottico), che il substrato viene sollecitato
dalle operazioni di deposiuzione dello stack, con una discreta
incidenza di residui di effetto di bordo: su un diagonale
portaoculari da 2" di buona qualità questo non è un issue, mentre è
un parametro da considerare con maggiore attenzione per i secondari
newtoniani). Altro vantaggio che fa propendere per i trattamenti
dielettrici è nel caso che questi siano applicati sia al primario
che al secondario e, nel caso dei Cassegrain e derivati, anche al
diagonale sulla culatta: nei due casi il picco di riflettanza totale
(a valle del telescopio) sarà rispettivamente del 98% e del 97%,
quando per trattamenti di alluminatura di buona qualità non si
andrebbe oltre valoro del 94% e del 78%: il divario equivale ad un
buon incremento di centimetri delle ottiche primarie, e per diametri
medio grandi una scelta del genere può consentire un risparmio
importante in termini di pesi, ingombri e anche di spese per lo
strumento in sè.
Gli usi:
Nei Newtoniani il secondario viene dimensionato cercando di
limitarne al massimo le dimensioni, riducendole a quelle sufficienti
a portare sulla superficie focale l'intero cono di luce fornito dal
primario, sia per gli oggetti sull'asse, che per quelli ai margini
del campo di piena luce scelto.
In sintesi, sebbene gli oggetti di maggiore interesse siano in
genere posizionati nel centro del campo, anche le regioni distali
del seocndario hanno un peso non indifferente nel convogliare il
fronte d'onda; anzi: le porzioni ai bordi sono quelle che
convogliano con maggior peso il fronte d'onda raccolto dai margini
del primario, ovvero quelle cui va ascritta la maggior superficie
specifica e il potere risolvente dello strumento; per questo, il
secondario deve essere:
- costruito con tolleranze più strette per un fattore pari a 1.4x
rispetto al primario per non inficiarne le qualità ottiche.
- scelto fra i migliori disponibili, con assicurazione che non siano
presenti effetti di bordo: precisiamo subito che tali secondari non
sono molto diffusi, nè su essi si può pretendere di spuntare prezzi
economici: un secondario di qualità prevede una lavorazione attenta
sul pulitore continuo, una buona campionatura: una percentuale
ridotta di esemplari dei batch produttivi raggiungono queste
proprietà (gli scarti sono in perecentuale piuttostio numerosi); i
flat sono di fatto riconosciute come le superfici più difficii da
eseguire...
- comunque è sicuramente bene non scegliere un secondario con
dimensione "critica": è caldamente consigliabile sceglierne uno che
comporti un valore dell'ostruzione lineare più alto di un paio di
punti percentuali (0.21 invece di 0.19) piuttosto che "aderire"
inopinatamente al valore minimo possibile e avere la coron circolare
più esterna del primario "rovinata" dal secondario
Il discorso è lo stesso che possiamo fare per i diagonali per
oculari: problemi al bordo sono accettabili per un loro confinamento
oltre il campo di interesse: in nessun caso devono contribuire alla
formazione dell'mmagine.
In sintesi:
- nei diagonali per oculari da 2", ad alto ingrandimento viene
sfruttata la zone centrale dell'ottica, e la marginale viene
largamente accantonata; anche a bassissimo ingrandimento e a grande
campo reale le zone marginali dell'ottica (oversize rispetto al
barilotto da 2"; o almeno così dovrebbe essere) non vengono
interessate, o quanto meno non contribuscono. Per questo la scelta
di depositi metallici resta appannaggio dei puristi dell'high res,
ma un buon dielettrico da 2" è sicuramente un accessorio pienamente
utilizzbile per usi in high res ed è virtualmente eterno...
- per i secondari dei newtoniani, vista la non rinunciabilità alle
porzioni esterne dell'ellittico, per applicazioni in alta
risoluzione può essere preferibile rinunciare ai punti di
riflettanza in più dati dai trattamenti dielettrici: non ci saranno
problemi a trovare secondari comunque costosi, e sarà bene la cifra
spenderla per il rispettp delle specifiche necessarie sulla
superficie piuttosto che per un'accademica manciata di fotoni in
più. Per i newtoniani usati principalmete per avvantaggiarsi della
loro capacità di raccolta luce i trattamenti dielettrici restano
però una scelta interessante quando applicati anche al primario: la
trasmittanza finale è molto elevata. |
|