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Apo e Co.

 

 

Un nuovo strumento prende vita passando una discreta trafila: mette in gioco diverse expertise e competenze, e, sopratutto in giorni come questi in cui l'offerta è tanto interessante quanto ridondante, non è facile vedere venir fuori uno strumento realmente “emergente”.


La necessità di smaltire il disponibile su un mercato che è diventato veloce come quello della telefonia cellulare dà vita a strumenti quanto meno in continuo aggiornamento e con l'interessante novità cghe restano disponibili per tempi  molto brevi (anche solo pochi mesi); questo è dovuto da un lato alla tecnologia che consente continui miglioramenti , alla domanda e alle realtà produttive emergenti. Dall'altro rende legittimi alcuni dubbi sulla consistenza della qualità di alcuni materiali.

Le discussioni "in giro" sono molto intense: da un lato non si va molto oltre uno scambio di dati ,termini e caratteristiche da depliant publicitari, dall'altro non è raro vedere riportare affermazioni molto generiche su sistemi di un certo impegno, e non poche sono vere e proprie leggende urbane...

Forse riguardo la terminologia tecnica può essere  interessante spendere qualche nota .
 

Quel che si nota a prima vista è, l'occorrenza di termini quali “ED”, “semiapo” fuor di contesto: si usano termini nati per descrivere e confrontare  materiali, comportamenti e per condensare e significare... qualcos'altro.

 

Per quanto riguarda strumenti di un certo impegno e comunque per cui si vuole attestare un certo livello qualitativo, le case più serie si distinguono per il rilascio di data sheet completi delle “condizioni al contorno” in cui si tengono le verifiche sul pezzo.


Per accessori e strumenti di maggior diffusione e che devono trovare un appeal con il pubblico più immediato si usano spesso termini “di grido”.
 


APO, semi APO e altri cugini

Gli acromatici sono diventati demodè, gli apocromatici sono oggetto del desiderio...

In mezzo i semiapocromatici.

Forse sarebbe meglio scrivere:
In mezzo i semiapocromatici ?


 

Dove nasce, a che proposito, e cosa si intende con questo termine maverick ?


 

L'argomento è dibattuto fra utenti, tecnologi, produttori, rivenditori e tester.

Fra i fatti, sembra che siano davvero pochi anche gli apo che, una volta testati da più perosne, vengano confermati tali.

Fermo restando il punto che strumenti di minor diametro arrivano ad avere forti vantaggi "fisiologici" su altri analoghi di diametro maggiore, test visuali risentono di diametro e condizioni al contorno e... di quello che si aspetta il tester. Resta lo sconcerto per test e comparative effettuate "l'occhiometro" su strumenti che andrebbero testati in condizioni controllate e per i quali la preferenza per l'uno o l'altro dovrebbe nascere a seguire la valutazione di parametri quali curvatura di campo/destinazione d'uso che, se fossero bypassati, semplicemente vanificherebbero gli anni di preparazione e gli sforzi di progettazione dei disegnatori. Da un lato l'utenza pare non interessata e per le fasce d'impiego più use in effetti la questione può essere di limitato interesse; e certo i costruttori / rivenditori non han tempo / interesse / richieste per una descrizione eminentemente tecnica degli strumenti.


 

Storicamente, ci sono due/tre definizioni "classiche", granitiche definizioni di apocromatico. Il punto è che, finchè il termine è stato impiegato per confronti tecnologici, problemi non ci sono stati: nel momento in cui sono arrivate richieste di mercato... anche le definizioni sono state rivisitate (ad onor del vero, anche per i progressi e le necessità metrologiche).


 

In ogni caso, si è davanti ad un'esasperazione: cosa vuole dire semiapocromatico ? E' un termine liberatorio, che consente di riportare il suffisso esoterico "apo" ? E' riservato al settore dell'ottica per Astronomia ?


 

E' in ogni caso un termine comparso in temi non sospetti (James J. Baker): oggi la tendenza forfettaria è quella impiegarlo per descrivere comportamenti intermedi fra quelli di un "acromatico" e di un "apocromatico". L'interesse da parte dei tecnologi "puri" è relativo, mentre è forte già quello degli ottici più scrupolosi. La tendenza dagli anni '90 è che sia necessario dare un senso pesato ai vari parametri: non solo lunghezze d'onda contemporaneamente a fuoco o loro dispersione sull'asse, ma anche comportament delle curve dello sferocromatismo; e questo anche per le definizioni più recenti di apocromaticità e superapocromaticità.

Il punto è che in fin dei conti i termini seguono da un lato le possibilità tecnologiche, dall'altro le richieste degli utenti: ovvero due grandezze... variabili e discontinue.

Già il granitico termine acromatico, con le sue ampie tolleranze e la sua diffusa e intoccata cognizione ha le sue... due lunghezze con fuoco comune, punto. Si, ma sia un Unitron 4" f/15, che un recente acromaticone 6" f/5 che un doppietto FK e KF f/10 soddisfano tale condizione. Ma già il famigerato "occhiometro" li classificherà:

semiapo/acro/apo se li si prova in sequenza dicendo che si tratta di strumenti a due elementi

acro/rotto/semiapo se li si prova in sequenza dopo aver detto che il primo è un acro...

Il punto è che diametro, sferica nel visibile e sferocromatismo hanno una forte influenza nella resa complessiva. Non che deteriorino per forza: anche e, sopratutto, negli strumenti high end, danno un carattere allo strumento. E carattere non è un termine improprio: la sferica residua nelle varie lunghezze d'onda è anche molto forte; anche la correzione delle lunghezze medie e corte nei primi tripletti bagnati in olio di Roland Christen (che nei primissimi anni '80 fecero gridare al miracolo, e incoraggiarono la nascita dell'Astro-Physics) oggi sarebbe probabilmente inaccettabile.


 

E d'altra parte è frequete leggere "stessa qualità di un apocromatico", "!stassa correzione di un apocromatico", o affermazioni che legano numero di lentoi e materiali alla magica parola.


 

La realtà non è mai una, sopratutto quando le si vogliono dare confini netti. E va bene,: sarebbe solo interessante non renderla "stirabile" come una pellicola di gomma con cui coprire angoli financo un po' troppo distanti.


 

Oggi sono disponibili in buon numero e con attese umane produzioni di meritato prestigio. Fino a non molti anni fa il discorso era diverso e, sopratutto, si era in piena "esplorazione", con uso di vetri e schemi meno noti; alcuni "forzavano" e non mantenevano le promesse sulla carta; altri, nascosti fra decine di esemplari (7" innovativi, Petzval f/6.5) , a sorpresa tiravano fuori prestazioni di rilievo e ci si meravigliava del come un doppietto (magari anche un po' "corto") potesse comportarsi così bene.

Ancora: il rapporto focale influenza non solo l'estensione della cromatica rsidua lungo l'asse ottico, ma ha valenza fisiologica (determina il diametro del disco di Airy).

Gli oculari in uso possono avere un'influenza sensibile: le case più scrupolose progettano oculari che seguano i parametri ottici della superficie focale dei telescopi che pure producono:inutile dire che usare tali oculari su altri strumenti porta a un confronto non pari, sopratutto per confronti high end e sull'intero campo (e va da sè che, di riflesso, non esiste l'oculare migliore dell'altro tout-court...).


 

A seguire le discussioni sui forum alle volte balena il pensiero che, a spostare quello che sembra essere un confine fra semiapo e apo, sia un fatto di aspettative, di sensibilità, di desideri, di esperienza e di una serie di "vorrei" quanto mai personali (tipiche le risposte dei "dobsonisti" e le relative repliche degli "apocromatisti"). Insomma: a leggere "in giro" i termini in questione sembrano (volendo usare proprio un "termine da forum") dispersi lungo una banda quanto mai ampia...


 

C'è da dire che non è semplice parlare tutti la stessa lingua mettendo insieme le necessità dei tecnologi e quelle degli utenti (ciacsuno è atento a paranetri di proprio interesse).